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13.03.2012

Ground Zero #04/Rifiuti

Siamo giunti alla quarta tappa del nostro percorso editoriale in cinque numeri, un’opera collettiva che vuole fare incontrare e scontrare, nel Ticino di oggi, artisti e scrittori, fotografi e giornalisti, illustratori e poeti. Ground Zero è stato pensato come il viaggio di un personaggio qualsiasi attraverso la nostra geografia post 11 settembre. Nei suoi percorsi, questo soggetto multi o anti identitario, tenta di cartografare il reale, di tracciarlo su carta per (ri)scoprirlo, (ri)mostrarlo e (ri)narrarlo, alla ricerca di qualche certezza, di un po’ di significato.

Ed eccoci giunti ai Rifiuti. Il nostro personaggio, dopo aver scoperto il suo dove (Luoghi), dopo aver consumato senza essersi saziato (Cibo), dopo avere incontrato scaglie di identità (Persone), ora deve espellere, (ri)gettare gli scarti. I rifiuti sono il rimosso, l’altra faccia della medaglia delle società contemporanee del consumo e del controllo.

Abbiamo cercato di lavorare anche questa volta su almeno due binari: in primo luogo abbiamo inteso i rifiuti come le innumerevoli “cose” che devono essere buttate e smaltite perché hanno perso il loro valore d’uso, perché sono diventate inservibili e incapaci di donare ulteriore appagamento al consumatore; in secondo luogo però abbiamo anche cercato di parlare di una forma di rimosso più spinosa e che suscita interrogativi, forse, più inquietanti: i rifiuti sociali. In questa categoria abbiamo immaginato tutte quelle soggettività che la nostra società respinge e mette al bando, perché sono viste come incapaci di essere produttive, perché non possiedono un sufficiente potere d’acquisto per poter stare al passo con il gioco dei consumi e quindi non sono pienamente cittadini.

In questo senso va letta la copertina del numero, che mostra, virato in un giallo orina, il sorriso cariato e ascessuale di una persona che ha smesso di occuparsi di sé, per mancanza di amor proprio, oppure perché il marciume dei denti è il primo sintomo di una marginalità sociale subita.

Di fronte a questi supposti scarti, il nostro personaggio sente repulsione, forse perché anche lui, in fondo, è un deviato, forse perché una certa cultura gli ha insegnato che è giusto essere così. Ma ha anche paura, paura di perdere l’amore, il lavoro, le amicizie, sa che oggi basta poco per essere catologati, inventariati, espulsi e rigettati. Cerca allora, disperatamente, di allontanare da sé ciò che teme di essere. Per questo ogni contenuto del numero porta il nome di una categoria umana e presenta ogni volta l’abbinamento tra un rifiuto materiale e uno sociale: Adolescente, Carcerato, Handicappato, Immigrato, ecc. Per esempio, all’immagine di un disoccupato abbiamo accostato un testo che racconta in modo minuzioso le diverse forme di spazzatura corporea, dalla forfora alla puzza dei piedi. In questo modo vogliamo suscitare indignazione ma anche riprodurre una dinamica, una forma mentis e un linguaggio che, drammaticamente, in Ticino ma non solo, sono stati accolti e legittimati da molte, forse troppe persone.

Uno dei nostri scopi come Ground Zero vuole esser quello di mostrare questo gioco al massacro, principalmente simbolico ma talvolta anche materiale, chiamato anche guerra tra poveri. Invece di costruire reti di solidarietà e di emancipazione, in nome di valori comuni quali libertà e uguaglianza, gli scarti si insultano e si rifiutano tra di loro, in un processo perverso che è funzionale alla riproduzione dello statu quo di assoggettamento e controllo. Uno dei compiti che dovrebbe avere la cultura, in questo contesto, è quello della testimonianza, a partire da un confronto con il reale che ne mostri le storie e ne sveli il meccanismo.

GZ4